skappa

martedì, 01 gennaio 2008

Per aprire il desiderio che io ho
e costruire il mio tempo di oggi e domani
abbiamo bisogno di essere educati all'amore.
Narra la leggenda che se guardi quel
che ti sei lasciato dietro
non vedi mai
ciò che hai davanti e
tutto si gela come una statua di sale
la pelle si squama come carta di riso.
La nostra via d'uscita lo scopo di ogni gesto
è dentro un mare d'erba
nella goccia
nei piccoli fiori
nel sudore e nell'alba dei poeti.
Amor che a nullo amato amar perdona...
Non avere paura di insistere
le luci si sono già accese laggiù
il calore bruciante della fiamma
gli occhi ardenti già segnano
una frequenza inaudibile un sorriso sconfinato
che apre cieli dentro il silenzio del mondo.
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sabato, 15 dicembre 2007

Io non so più scrivere
se non parlandomi di te.
Sono parole commoventi e antiche
e tu non le vuoi sentire.
Non ti fare idoli ti dico
gli ignavi sono quelli che non hanno scelto
e io ho orrore dell'indifferenza.
Sono quisquiglie sciocchezzuole
di fronte ai fatti del mondo
ma solo la nostra libertà ci porta con sè.
Io ho fatto voto di non dimenticare mai
tutto l'amore che ho dato ed ho avuto
è opera di memoria incessante contro
il diabolico oblio.
Ho propensione ad una carriera avventurosa
con le parole.
Le parole hanno un non so che,
in mani esperte ti fanno prigioniero, operano
dentro di te come una magia.
Ci sono auguri che vale la pena di fare:
ti auguro una vita onesta e libera e la magia
di un cuore pulsante e un orecchio attento.
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venerdì, 02 novembre 2007

Il contatto diretto con la parte più sensibile del tuo corpo
brucia, brucia ancora.
Ma i demoni non c'entrano
è la felicità magica della forza creativa
tramite cui la natura
vuole riacquistare ciò che tu vuoi alieno
e vuole strumentarlo in una nuova melodia.
Traccia non scritta per ora inaudibile
nella polvere del presente che ci sfiora
granelli minuscoli che si spingono fino
al punto in cui le mappe geografiche finiscono.
Giri i tacchi al sogno
foglie secche girano nella tua anima
come un serpente ubriaco
le notti illuni ti confortano.
Ma la meccanica elementare tutto fa ciclo
e la luce irrompe trionfalmente. Sempre.
Mangio una caramella di zucchero e miele
sento lo sfilacciante denso sapore sotto i denti
e lascio andare l'aquilone.

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venerdì, 26 ottobre 2007

è la quantità d'amore che determina la vittoria.
e io amo te.
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martedì, 16 ottobre 2007

Corriamo frenetici sull'orlo di un burrone
ora che
la meta ha inghiottito il cammino.
Ma noi possiamo ripensare alle ali
dissotterrando lampade
possiamo abitare una regione dell'anima che ci restituisce
l'essenza del buio e della luce
ciò che conta è
da che parte scegliamo di agire.
I miei baci allegri
entrano nella pelle della terra
le fiamme si sono d'improvviso placate
entrano come il nettare che la farfalla sugge dal fiore.
L'anima cresce
anche quando rompo le mandorle e preparo il sugo
rosso
com'è il mio cuore per te
e dico - naturalmente sottovoce -
volute di parole
che fanno innamorare ed esco dalla dittatura dell'attesa.
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venerdì, 17 agosto 2007

Anche se il nemico ha buone intenzioni
ha un evidente magnetismo
veicolo di un nulla
di un mondo misterioso tortuoso labirinto
cui tu resti incatenato da guinzagli elettrici.
Il mio futuro non sa attendere
ma io vorrei restare ferma come un ramarro
intorno zanzare e la terra che crepita di fuochi e di temporali erranti.
Il cielo sconfinato e pieno di nuvole che ipnotizzano
dice che qualcosa di meraviglioso è esistito una volta
fra noi che siamo visceralmente attratti
e poi, improvvisamente e inesplicabilmente, hai voluto che andasse perduto.
Il tempo continuerà a scorrere ma senza fare rumore
tu prendi e riprendi una purga che credi salutare
e tutto rovescia e sembra giusto e dritto.
Tu non sai però che il silenzio è solo un suono che sta per nascere:
il tuo traballante orizzonte si romperà ogni diga inchiavardata cederà e
solo allora tornerai libero.
Io intanto con una vecchia sveglia da comodino
affino l'orecchio e mi preparo.

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venerdì, 27 luglio 2007

non posso raggiungerti
nè la mia voce vuoi che ti arrivi
ma posso essere l'acqua che ti bagnerà
la sabbia e la terra sotto i tuoi piedi
l'aria che respiri
tutti i minuti che vivi.
lontano da me.

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venerdì, 20 luglio 2007

oggi è il

20072007

i numeri mi fanno a volte emozione (si può dire mi fa calore, si potrà dire mi fa emozione...)

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mercoledì, 18 luglio 2007

Ho perso le parole.
Le ho lasciate su un treno
che pensava di te
nostalgie di violini lontani.
Ho perso un quaderno con
una farfalla in fronte
che scriveva di te
parole disperse
di infrarossi calori.
Ho perso ancora:
e non sono arresa
al caldo
immobilizzata
ferita
allungo l'acqua con il latte
e mi faccio il bagno
nelle foglie di menta
d'ora in ora nei minuti vivo.

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giovedì, 05 luglio 2007

Ci sono miracoli di fedeltà
che toccano direttamente l'anima.
Quando il miracolo accadrà
mi trasfomerò in fiore
e la nuova partitura che scriveremo
spaccandosi, sperdendosi nell'aria
come poesia
scardinerà finalmente i codici.
Io sono capace di passare attraverso i muri
tra lo spazio del presente e del passato,
so far rivivere lacrime e chiacchiere
gli echi dei colpi di metallo dei martelli
so rivelare gli antichi rifugi sotterranei
dove ti chiudi andando a fondo nella cecità:
un giorno lì ti smembrerai
e finalmente la tua visione allucinata del futuro
ti apparirà per quello che è: frutto di macerie ammuffite.
Ti smembrerai, e nel momento in cui tutto si svela
potrai tornare, finalmente sveglio, al mio castello.
Più dolce sarà il tuo ritorno a casa.
Fino ad allora non potrò che aspettare.
Ogni giorno sentirò nostalgia di te.

postato da skappa alle 12:36 | link | commenti (9)
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lunedì, 18 giugno 2007

sono leggi nascoste:
c'è un solo salto di vento
che segna il momento della separazione massima.

tu, principe delle maree,
mi hai scippato la luna
e non c'è niente da ridere.

sogno ad occhi aperti
la luna che ritorna,
aspetto,
sogno l'ultima mareggiata che
divora metri e metri di spiaggia
e ti porta a me.

quanta fatica fai a pensare
a un tuffo libero
senza identità
senza taratura degli ammortizzatori.

tu che ti sei ammalato di paura
dove vai?

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lunedì, 04 giugno 2007

Sempre all'erta, giro per le strade notturne
della città,
mi cerco e non mi trovo. senza te.
Tu hai fatto vibrare in me
l'illusione di altre possibilità
hai socchiuso mondi
per poi distruggerli in nome
di complicatissime liturgie
hai scambiato i frammenti di amore vero
con la religione dello stile
senza farti soccorrere mai dall'ironia.
Le porte a vento si aprono, sì, ma si richiudono subito.
I crisantemi dipinti a mano
il drago sulla teiera
non basteranno a dissolvere la radice.

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sabato, 26 maggio 2007

Mi sforzo ogni giorno di scordarmelo
il tuo odore
ma l'Anima è spietata
e mi ha regalato la sua amicizia
la sua memoria - stanze e stanzette di oro
dove si può trovare voce.
Il cerchio magico si allarga sotto la superficie
la vita non ha scampo:
è un polmone vivo sotto acqua apparentemente ferma.
Esplode la liquorosa rappresentazione
di gambe spalle braccia, della tua pelle
di cavalcate frastornanti mirabolanti
che tu vuoi consegnare all'immenso deposito
di tutte le cose senza nome -
che di sè non lasciano traccia.
Tu hai paura,
io ti capisco,
ma si può vivere subito
nelle frazioni nelle fratture nei corpi che ballano;
anche se di notte sulla spiaggia non viene nessuno
possiamo cuocere due uova al tegamino
e affrontare le tenebre stando daccanto.
Pure ai pesci il buio fa paura
ma noi possiamo cantare partiture che rugghiando
dislegano parole che curano.
Toccami.
La festa comincia.
Io sono carne slegata per te.
Ti amo. Ma le mie labbra sono secche.
Ti lascio andare nel giogo oscuro dei ghiacciai,
nelle gole fredde depresse atrofiche senza musica.
Se è questo che vuoi davvero.

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giovedì, 10 maggio 2007

Come una freddezza nel cuore
un lacciuolo un catenazzo
un incompiuto qualcosa.
La lingua ha salde radici
e passa con scandalo
sulle labbra instancabili.
Le tue.
E la festa comincia ma
la profondità della scena resta elusa.
Goffo e grave sovrano
pianti croci d'oro
ma solo la donna che danza inciderà la combinazione perfetta.
Altra giornata di pochissimo vento
poco propizia alla trama segreta delle storie
meravigliose da vivere.
Aspetto, e affondo il naso nelle viscere del rosmarino.
Aspetto in boccio l'occhio del mondo e
conto i riccioli dei tuoi capelli.
Aspetto e tocco la pelle delle mie guance
dove una volta ti sei fermato.
Aspetto, principe indiscusso, che la tua nobile semplicità
con sovrana chiarezza sciolga i nodi.
L'importanza del cielo non lascia adito a dubbi.
Io aspetto te.

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venerdì, 20 aprile 2007

Che sappiamo di noi? Poco o nulla.
Di questo smisurato continente che sei tu,
di questo smisurato continente che sono io
lasciamo il più avvolto in una uniforme nebulosa.
Per pigrizia.
L'arte della scoperta dov'è?
Allora mi siedo e riascolto la tua voce
mi siedo e metto le mani nell'acqua
mentre ti ascolto.
Stamattina mi siedo in cucina,
mi siedo e sbuccio i limoni
e pelo le patate.
Mi siedo e lascio che le voci corrano fino a me come bambine
le nostre risate.
Mi siedo e metto i piedi nell'acqua.
Fredda
mi fa un solletico canterino e corre
l'odore dei limoni su per il naso.
Apro le orecchie ai sensi del mondo.
Immagino (solo per un fuggente istante) la cartografia della tua impronta.

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venerdì, 13 aprile 2007

Il pensiero mio inarrestabile
si ferma beota sulle scorribande di amore con te
(felicità ombrata che appare senz'ombra),
e si cristalliza perturbato sul tuo non ascoltare
l'intimità (che è la merce più rara e segreta),
si intorbida baluginato da una speranza matematica e ottusa.
E tu ostinato, sfuggi, sai che le cose esistono
solo se hai parole per chiamarle e resti (scaltro)
in silenzio, attirando ancor più il mio
monocromo pensiero supremo sotto i veli strangolati.
Ma anche senza la tua voce
le agavi danno alloggio alle vespe
le infiorescenze rare emergono dai pascoli petrosi
l'incanto arriva fino a un piccolo fiore senza nome.

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sabato, 17 marzo 2007

Il cuore mio batte.
Il cuore mio batte forte. oggi.
affacciata su Roma dall'altare della Patria l'ho sentito.
batte per te. e all'idea di te.
come una quindicenne bambina mi sono sciolta dentro i tuoi baci. e in questa ora che non ci sei dentro il pensiero dei tuoi baci mi sciolgo.
una sola cosa ti chiedo.
il tuo più grande errore in questo stordimento stupefatto di questa 'cosa' (come chiamare questo incontro?) che ci sorprende
è quello di buttare via strappare svilire fare a cenci svalutare...
e io solo questo ti chiedo:
raccogli ciò che arriva come petali di rosa, raccoglili con delicatezza, godi del loro esserci. come i petali del ciliegio in fiore scosso dal vento sono neve inattesa, poesia di una sospensione.

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sabato, 05 agosto 2006

Ecco, visto che siamo in qs periodo tutti più spensierati, anche chi di noi lavora, vogliamo impegnarci a notare le piccole cose? Ieri ho raccolto una mandorla dall'albero, una varietà precoce, in qs periodo dell'anno già pronta. Ma l'avete mai vista da vicino una mandorla con il suo mallo verde, che accuratamente ricopre poi la struttura di legno chiaro, e poi là dentro due mandorle bianche bianche incastrate perfettamente e ricoperte da una delicata pellicola gialla. E il sapore? una festa.

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mercoledì, 21 giugno 2006

Entro in un negozio di foto. Nessuno. Devo far stampare le mie foto digitali. Alò-ò? C’è nessuno?
Nessuno.
Si sente una musica, salsa, provenire da qualche parte…
Sento distintamente e… uno due tre…poi destra…poi sinistra…aspetta… Una porta si apre dietro al bancone intravedo tre persone in movimento…compare una puntuta signorina che senza scomporsi dice: Sì-ì-ì? Desidera-a-a?
Il bello degli italiani…a passi di danza in un negozio di foto…
 
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lunedì, 05 giugno 2006

merda di cane

Oggi per stada a momenti non metto il piede su una merdona di cane, me ne accorgo e quando la vedo, mi rendo conto pure che conficcato nella cacca, a terra, accanto, c'è un cucchiaino, lo vedo bene, riflette i raggi del sole di stamattina, è un cucchiaino da thè, nemmeno di quelli piccoli da caffè. Mentre continuo a camminare mi chiedo cosa ci faccia un cucchiaino lì. Poi mi rispondo immaginandomi uno di quei padroni disperati che senza paletta ha cercato nelle tasche qualcosa per acchiappare la cacca del suo cane, e buttarla via, ma poi nel mentre di questa difficilissima operazione il cane ha tirato (a giudicare dalla cacca doveva trattarsi di un canone) e il padrone è volato via, ma il cucchiano (e la cacca) è rimasto. Poi ho fatto anche considerazioni filosofiche: al giorno d'oggi pare ci sia gente disposta a prendere col cucchiaino la merda e a buttare invece merda su gesti leggeri e delicati di generosità, di scambio di entusiasmo e di amore disinteressato, di amicizia. Siamo così tanto anestetizzati, così sordi a chi siamo e a chi sono gli altri, le stupende creature che ci circondano, creature che conosciamo direttamente, per blog, o per lettera, che un gesto delicato, inaspettato e una carezza leggera ci mettono subito in allarme. E allora giù a buttar merda... Vorrei scrivere...a buon intenditor...

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mercoledì, 26 ottobre 2005

SCARPONCINI ROSSI

OGGI CAMMINAVO IN TUTTA FRETTA, poi a un certo punto mi si è slacciata una scarpa e mi son fermata per rifare il nodo. Come se non le avessi mai notate prima mi son balzate agli occhi le mie calze a righe colorate e i miei scarponcini rossi...e mi sono chiesta: "e va bene che già adesso, alla mia età, c'è chi mi guarda e pensa che invece sarebbe ora che indossassi quei bei tallieurini (si scrive così???) a quadretti...roba seria...e la smettessi di fare la ragazzina...ma io...ecco, mi chiedo....a 40-50-60-70 anni me le metterò ancora le calze a righe e gli scarponcini e i fermagli con le perline??? perchè, ecco, la questione è filosofica, mi si consenta...per esempio, io mia madre mica l'ho mai vista con le calze a righe (o a pois) e con le scarpe ridicole...nemmeno nelle foto di quando lei aveva 20-30-40 anni!!! e allora???" e allora è un bel problema, mi rimetto in marcia con i miei bei (e vecchiotti) scarponcini rossi...e SKAPPOOOO

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martedì, 17 maggio 2005

I sandali aperti portati con le calze: quando ero piccola era sinonimo di cattivo gusto e comunque in genere l'accoppiata (che mi faceva rabbrividire, povera bambina, la consideravo una cosa disdicevole), apparteneva a qualche contadina della Bassa o a qualche teutonica signora ignara dei dettami della moda e della raffinatezza. Oggi invece questa combinazione(=collant magari color carne o nero + sandalo aperto anche sul davant), la portano ragazze, mie coetanee, signore alla moda...
non ci capisco più nulla e mi dico che sì, ancora una volta devo cedere al fatto che non ci son punti fermi. Nemmeno sulla certezza del sandalo posso più contare...

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venerdì, 06 maggio 2005

Nel giardino della scuola elementare i bambini si dispongono per la foto dell'anno, quella foto che un giorno guarderanno senza ricordare bene i particolari o i nomi dei compagni e che sarà un ricordo sbiadito, ma oggi è un giorno speciale, un evento da raccontare a mamma e papà con tutti i particolari!
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mercoledì, 04 maggio 2005

Uno con la fisarmonica suona la cumparsita nel tunnel della metro. E se da lì in fondo sbucassero due che ballano il tango? troooppo bello sarebbe.

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martedì, 16 novembre 2004

Cantavo in un coro e per tutta la giornata avevo la testa piena di note, qualunque momento non impegnato in un pensiero compiuto era occupato denso denso grondante di note. Erano madrigali cinquecenteschi, musica dei primi del Novecento, musica antica, suoni e parole. Ora, da quando c'è il blog, la mia testa è piena piena di parole che si inseguono come note...

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domenica, 30 maggio 2004

vai a fare una passeggiata in montagna e incontri un signore che vuole a tutti i costi mostrarti il suo pezzo di terra e ti dice: lì pianto i fagiolini, qui ci sono due pozzi artesiani, questo è un noce che fa dei frutti enormi, questi sono meli innestati, l'innesto si fa così e così, là c'è un campo di segale, mia moglie ci fa il pane, certe volte usa tanto di farina di grano e tanto di farina di segale. io abito giù nella valle. venite vi offro un caffè. tu lo segui e dopo un po' di tornanti in discesa in un posto silenzioso e solitario c'è una segheria, la segheria di questo signore, che, scopri, è un forestale, un guardiano dei boschi. bonggiorno, buongiorno, vi faccio un caffè, entrate! tu entri in casa, una casa che prima non avevi nemmeno notato, tutta incassata nella montagna, e pensi come è possibile che esistano ancora posti così? è una casa semplice, c'è la stufa accesa, una stufa a legna, accesa anche se siamo a fine maggio, c'è la cerata sul tavolo e il muro è pieno di foto. poi entra anche lui, il guardiano dei boschi e dice: io suono l'organetto! e prima che tu possa pensare qualcosa prende l'organetto, che è una piccola fisarmonica, uno di quegli strumenti che hai visto certe volte disegnati sui carretti siciliani, e comincia a suonare e cantare, così, semplicemente. tu bevi il tuo caffè e prima che te ne renda conto ti trovi con in mano una pezza di formaggio, ti stanno regalando il formaggio, mentre ti raccontano dei figli, della neve d'inverno, alta così, me patre lavorava a' terra, e tu non puoi che stare ad ascoltare.
poi
ringrazi e saluti, con la promessa di tornare. questo sì che è stato un salto in un altro tempo un altro pianeta un'altra lingua.
altro che fattorie e finte realtà.

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non sono le cose in se stesse a preoccuparci, ma le opinioni che ci facciamo di esse - Epitteto (I sec d.C.)






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